Discorrendo con un gentiluomo che commercia in un mercato agricolo di quartiere, ho appreso una cosa interessante e probabilmente vera. Generalmente le fattorie familiari rimaste in vita non hanno qualifiche “bio”. Questo perché ottenerle dalle burocrazie che le distribuiscono è un processo enormemente dispendioso in termini di tempo e comporta costi che eroderebbero la maggior parte del piccolo profitto degli agricoltori. Bisogna essere una grande industria senza volto per potersi permettere le etichette “bio” ufficiali che gabbano i consumatori di città convincendoli a spendere il doppio sostanzialmente per lo stesso bene. Che l’intero sistema sia largamente corrotto, non c’è bisogno di dirlo. È stato progettato per esserlo.

Coincidenza vuole che lo stesso giorno il mio sguardo si sia posato, per caso su internet, sull’annuncio dell’assegnazione di un Premio Green a un grande “parco” di assemblaggio di automobili. Avevano sostituito tutte le lampadine negli edifici della fabbrica, risparmiando in questo modo poche migliaia di dollari sulle loro bollette multimilionarie, e pare che abbiano anche predisposto nuove toilet. Questa vasta fabbrica di mezzi di trasporto high-tech resta un indicibile orrore estetico di trecento acri nel quale degli esseri umani vengono asserviti alle macchine. Adesso però è “Green”.

Il gentile lettore potrà portare a sua volta altri esempi di questa sorta di truffa sistematica: ce ne sono ovunque. Al contrario, potrà ricercare la moralità sotto ogni sasso, e mi auguro che qualche volta la trovi. Comunque il grande business e i governi consenzienti sono cose ciniche.

E il business ambientale – attualmente tenuto a galla da indimostrabili e spesso fatui allarmi per il riscaldamento globale antropogenico – è forse il più cinico di tutti. Ha generato su scala globale interessi garantiti dalla legge che le sporadiche denunce non potranno mai mettere in discussione. Al suo cuore c’è la manipolazione delle statistiche e l’agitazione della paura attraverso mezzi di comunicazione compiacenti. La ripetizione ipnotizza l’opinione pubblica. Nelle mie saltuarie immersioni nei notiziari ho notato per esempio che ogni fenomeno meteorologico anomalo viene invariabilmente attribuito al “cambiamento climatico”, anche quando ci sarebbero spiegazioni più plausibili.

Questa zombificazione pervade quasi tutte le aree della cronaca: demoni invisibili che provocano tendenze immaginarie. Si propongono soluzioni ai “problemi ambientali” che non li scalfiranno minimamente.

Uno degli esempi principali è l’elettrificazione. È vero che il consumo dei combustibili fossili contribuisce parecchio a qualunque cosa – soprattutto alla crescita delle piante attraverso l’aumento del diossido di carbonio planetario. Al suo posto vogliamo “energia pulita” e proponiamo di ottenerla attraverso pannelli solari e pale eoliche con megaprogetti che fanno stragi di uccelli. A oggi queste virtuose tecnologie hanno contribuito alla generazione mondiale di elettricità per una quota stimata abbondantemente al di sotto dell’1 per cento. Grazie ai progressi tecnologici, entro la fine del secolo forse questa quota potrà salire al 2 per cento, anche se per come vanno le cose ne dubito.

L’energia nucleare, però, in particolare nella forma dei reattori ai sali fusi (la ricerca sui quali è stata soppressa cinquant’anni fa), potrebbe sostituire la maggior parte degli utilizzi di carbone, petrolio e gas nel giro di un decennio, attraverso impianti molto più piccoli ed eliminando enormi costi di trasmissione. Sarebbe più economico perché i combustibili per partire sono già a disposizione sotto forma di rifiuti nucleari riciclati, e in seguito le materie prime sarebbero reperibili in abbondanza.

Quanto al problema della sicurezza, il numero delle vittime causate da attività di estrazione, trivellazione, costruzione di dighe idroelettriche eccetera è notevole – nell’ordine delle decine di migliaia come minimo, solo nel Dopoguerra. A parte Chernobyl (uno dei tanti disastri ambientali dell’era sovietica), le morti da incidenti nucleari sono ferme a circa zero. Nessuno è morto a Three Mile Island. Non un solo decesso è stato provocato dai reattori allagati di Fukushima (sebbene lo tsunami che causò quell’incidente uccise ben più di ventimila persone).

Insomma, l’“energia pulita” non è un problema. Doveva essere reso tale dalle campagne terroristiche degli ambientalisti, il cui potere e reddito dipendono dalla conservazione del problema, e dal prevenirne le soluzioni più ovvie.

Fonte: “Tempi”