Ministro, che idea si è fatto di ciò che è accaduto in pro­vincia di Reggio Emilia?
«Se le notizie di cronaca sa­ranno confermate, ovviamen­te spetterà alla magistratura valutarlo, siamo di fronte a un quadro drammatico e spaven­toso. Approfittarsi di famiglie e dell’innocenza dei bambini è cosa abominevole. E io la re­puto equiparabile a un omici­dio: non si uccidono i corpi, in questo caso, ma le anime. Questa crudeltà, se confer­mata, deve essere condannata in maniera esemplare».

Questa vicenda, al di là del­le eventuali responsabilità penali dei singoli, mostra che esiste un problema riguar­dante i servizi sociali e la ge­stione degli affidi. Che ne pensa?
«Il sistema ha oggi delle evi­denti criticità e noi siamo im­pegnati per dare la massima dignità alla giustizia per i bambini. È una discussione che pongo a livello di intero governo, e che deve abbrac­ciare le diverse competenze. Da giovedì sarà all’esame del­le commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzio­nali il disegno di legge, da me fortemente voluto e deposita­to ad aprile, per l’istituzione di unaCommissione d’inchie­sta sulle comunità familiari».

Che cosa prevede?
«Il testo prevede appunto l’istituzione di una Commis­sione parlamentare d’inchie­sta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, per far luce su tutti i casi sospetti e garantire la massima traspa­renza e controlli mirati. Nella nostra proposta sono inoltre previsti: la definizione di standard minimi dei servizi di assistenza ai bambini nelle case famiglia, il monitoraggio sulle attività, i criteri e i mo­delli di contribuzione, l’elimi­nazione delle cause che po­trebbero generare situazioni di potenziale conflitto di inte­resse tra controllori e control­lati. Ho già chiesto ai nostri parlamentari di attivarsi per dare alla proposta il percorso d’urgenza e arrivare così il prima possibile all’approva­zione».

Varie associazioni che si occupano di minori sostengono che sia necessario un maggiore controllo sui soldi pubblici spesi a beneficio di centri, associazioni, comunità eccetera. Pensa che sia possibile fare dei passi avanti su questo fronte?
«È tutto il meccanismo che governa le scelte che hanno al centro i bambini che deve essere oggetto, a mio avviso, di una riforma, d’intesa con gli altri ministeri competenti, i magistrati, l’avvocatura, gli operatori del settore. Devono esserci controlli continui, supervisioni, monitoraggio anche con videocamere nei contesti più critici, perché anche un professionista serio e scrupoloso può avere un momento di sovraccarico e fragilità e deve essere aiutato prima che ciò possa creare un danno. È chiaro, per me, che chi sbaglia con i bambini non potrà mai più lavorare a contatto con i minori».

Sembra che anche l’ideologia Lgbt abbia giocato un ruolo non secondario nella vicenda reggiana. Si è fatto un’opinione in proposito?
«Più in generale direi che è una certa cultura globalista che vuole affossare la famiglia tradizionale. Perché? La famiglia è il luogo primario della formazione, della costruzione della personalità e della propria identità. È evidente che per chi vorrebbe una società fluida ed omologata, dominata dal pensiero unico, dove le dinamiche dei gruppi sono regolate solo ed esclusivamente dai consumi, ogni valore tradizionale è visto come una minaccia».

Lei ieri ha parlato di un tribunale unico per famiglia e minori. Di che cosa si tratterebbe?
«Si, è una proposta a cui guardo, da costruire ovviamente a livello di governo, garantendo un ampio e leale confronto con tutte le istituzioni coinvolte. L’obiettivo e evitare la frammentazione di procedure e competenze, oggi in capo a diversi organi della magistratura. Un giudice unico, inteso come sezione specializzata o tribunale ad hoc, che potrà sintetizzare tutte le competenze che riguardano famiglia e minori, compresi i profili penali, snellire la procedura in modo da assicurare una maggiore celerità nelle decisioni, coniugata ad un’al ta specializzazione degli operatori coinvolti. Quando si parla di minori ogni giorno di ritardo o un provvedimento sbagliato possono rappresentare una vita segnata per sempre. E il caso di Reggio Emilia ci dice anche questo».

Cambiamo leggermente argomento, pur restando nei paraggi. Pensa che alle fine si riuscirà a portare a casa la legge sull’affido condiviso? «C’è una discussione parlamentare e saranno ascoltati tutti. Una riforma è nel contratto di governo. È giusto che su questo tema, così delicato, si arrivi però a una soluzione il più possibile condivisa e che sia la migliore possibile per garantire il superiore interesse dei bambini: l’unico e vero obiettivo che ci deve unire e che deve guidare l’impegno di noi tutti».

Fonte: “La Verità”