L’islamizzazione del Vecchio continente poggiava su basi ideologiche e istituzioni create da Ue e Lega araba. Ora però tocca fare i conti con conseguenze devastanti

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo uno stralcio di “Comprendere Eurabia” (Lindau, pagg. 230, euro 24; in libreria da domani) di Bat Ye’or. La studiosa, che ha dedicato molti saggi dedicati al rapporto tra islam e cristianità, tra cui il celebre Eurabia (Lindau), in questa conferenza sviscera in forma sintetica i suoi temi abituali.

Eurabia, l’islamizzazione dell’Europa, non è solo un effetto dell’immigrazione senza regole ma un progetto politico portato avanti da Ue e Lega Araba attraverso una rete di istituzioni e comitati di cui l’opinione pubblica è poco informata.

La gente ritiene erroneamente che «Eurabia» si riferisca semplicemente a un vasto movimento migratorio di matrice islamica che punta all’Europa. In realtà Eurabia si riferisce a una totale trasformazione e al rimodellamento di un intero continente. Questa trasformazione coinvolge la sua demografia, la sua percezione della propria storia e della propria cultura, della propria civiltà, delle proprie leggi e istituzioni, della propria politica e dell’insieme di quegli elementi che modellano il suo presente e determineranno il suo futuro.

Per capire questo fenomeno dobbiamo abbandonare la nostra visione a breve termine, limitata alla nostra esistenza, e prevedere le dinamiche che trasformano le civiltà nel corso del tempo. La storia è piena di tali esempi. In un certo senso posso dire di essere una privilegiata perché il materiale della mia ricerca – l’islamizzazione degli imperi cristiani nei secoli passati – è ora all’opera davanti ai miei occhi, come se questo processo si stesse ripetendo di nuovo, in un tempo i cui movimenti sono un’illusione. In uno dei miei precedenti libri, Il declino della cristianità sotto l’islam, ho studiato, attraverso i documenti, la trasformazione dei paesi cristiani in una civiltà islamica tramite il loro assorbimento nel dar al-islam. Ora possiamo dire che sono gli europei che collettivamente condividono la responsabilità di portare l’Europa nell’Eurabia, un nuovo continente che sta nascendo davanti ai nostri occhi anche se molti contemporanei non riescono a vederlo.

La presenza di Eurabia entro i confini dell’Europa fu rivelata dai milioni di persone che sfilarono per le strade invocando la morte dell’America e di Israele e gridando la propria solidarietà a Saddam Hussein e Arafat, superando persino manifestazioni analoghe in paesi islamici. A livello demografico, si notano interi quartieri arabi o islamici, con il loro cibo tipico, i loro negozi con insegne in arabo, una popolazione, sia maschile che femminile, spesso vestita all’orientale. Meno esotiche sono l’insicurezza e la violenza endemica che infesta queste enclave straniere, dove la polizia nazionale, adottando un basso profilo, non osa entrare e delega il proprio compito a persone della stessa origine etnica e religiosa, chiamate «grands frères» (grandi fratelli).

Possiamo anche notare come qualsiasi importante manifestazione della vita e delle attività ebraiche o israeliane debba essere pesantemente protetta – una situazione che rispecchia quella dei cristiani nei paesi arabi. Questa dimostrazione di insicurezza per gli ebrei rivela quanto sia basso il livello di difesa dei diritti umani in Europa, dal momento che il diritto alla sicurezza, alla libertà di religione, di parola e di opinione, è negato dal terrorismo, dalle accuse di blasfemia e da aggressioni ai danni di ebrei e altri. Attualmente gli ebrei non possono manifestare il loro appoggio a Israele senza sentirsi insicuri; andare a pregare in una sinagoga significa rischiare la morte. In altre parole, le usanze della dhimmitudine, la condizione degli infedeli nei paesi islamici, vengono importate e diffuse in Europa. Israele è demonizzato e diffamato quotidianamente in Europa esattamente come nei paesi arabi. In Eurabia si fonde una comune cultura di odio, arabo e europeo. Per giunta, le pressioni islamiche, interne ed esterne, e il terrorismo determinano le elezioni, e dunque la politica dei paesi europei, com’è già accaduto in Spagna e come sta accadendo in Danimarca dove la minaccia terroristica è in aumento con l’avvicinarsi delle elezioni, o in Inghilterra, dove il partito laburista corteggia il voto islamico. Lo stesso può dirsi della Francia.

A livello scolastico, in alcuni quartieri la maggioranza di bambini islamici impone nei libri di testo revisioni legate alla cultura e alla storia islamica, separazione tra i sessi, regole alimentari. In un recente libro, Les territoires perdus de la République, basandosi su molte testimonianze di insegnanti, l’autore, Emmanuel Brenner, esamina l’islamizzazione della cultura e l’impossibilità di insegnare a scolari e adolescenti i programmi francesi, per non parlare del loro rifiuto di sapere della Shoah. Il cambio culturale è dimostrato da alti funzionari che, con veemenza, dichiarano che le radici della civiltà europea sono islamiche ed elogiano la superiorità della cultura islamica. Il presidente Chirac affermò che le radici dell’Europa sono sia islamiche che cristiane.

Cambiano anche le istituzioni: poligamia, delitti d’onore, matrimoni forzati vengono praticati e, fino a poco tempo fa, silenziosamente consentiti. Pratiche che aumenteranno, perché la demografia non aiuta gli europei, e neppure la politica dei loro governi. Com’è possibile che un intero continente si sia trasformato con tanta uniformità in una nuova entità, con metamorfosi che chiunque può vedere immediatamente? In effetti, questi sono soltanto i risultati visibili di qualcosa di molto più concreto e profondo. L’Eurabia non è soltanto l’insieme di fatti accidentali destinati a sparire. L’Eurabia è un’ideologia, che riunisce molte tendenze provenienti da diverse fonti e motivazioni. Tendenze che sono tradotte in politica e convergono in vasti, influenti movimenti che emergono ai più alti livelli europei, dove sono concretizzate in discorsi e azioni. L’Eurabia ha dunque molti padrini che le hanno dato la sua ideologia, la sua struttura istituzionale e operativa.

Fonte: “Salvatore Clemente”