Il vicesegretario della Lega avvisa i grillini: «Sul taglio delle tasse può cadere il governo. E sull’autonomia M5S non ha più alibi»

Il ministro delia Famiglia Lorenzo Fontana da Bruxel­les, dove ha trascorso due legislature, è stato il grande tessitore della politica estera della Lega, l’uomo che con il filo sovranista ha cucito i rapporti con tutti i principali partiti iden- titari dell’Unione. Vicinissimo a Sal­vini, tutto patria, Lega e famiglia, le voci di corridoio lo danno tra i più insofferenti ai veti grillini all’azione di governo. È, rispetto al governato­re Zaia, l’altra anima del Veneto le­ghista, la terra dove il Carroccio ha la maggioranza assoluta.

Cosa farà il governo se l’Unio­ne Europea sanzionerà l’Italia?
«L’opposizione, quella che ci han­no regalato Monti e la Fornero, gri­da al lupo al lupo ma io non la vedo così grigia. Sono fiducioso che i ne­goziati in corso porteranno alla mi­gliore delle soluzioni possibili per i cittadini e le famiglie. Non dimenti­chiamo che l’attuale Commissione sta approcciando la fine del manda­to e che gli equilibri in Europa sono cambiati».

Quindi non c’è il rischio che si venga a creare una situazione si­mile a quella del 2011?
«Questo governo rappresenta un unicum nella storia e sta facendo scelte coraggiose, perseguendo l’in­teresse supremo degli italiani. Ri­spetto ai tempi in cui un certo esta­blishment era pronto a supportare accordi a favore di altri Stati mem­bri, possiamo orgogliosamente dire che gli equilibri sono cambiati».

Si parla di un asse internaziona­le europeo contro il governo ita­liano e la Lega in particolare…
«Se si amplia il punto d’osserva­zione in realtà è l’Europa in questo momento a essere fuori asse, il ven­to identitario soffia forte ovunque. E l’Italia può riconquistare un grande molo di ponte tra Est e Ovest».

Non la fa un po’ troppo facile?
«Il successo della Lega in Italia e il successo dei partiti identitari in tan­ti Paesi Ue ha già dato una scossa positiva a questa Europa. Non sap­piamo ancora quale maggioranza eleggerà i prossimi presidenti del Parlamento e della Commissione. Ma di sicuro oggi esiste un’alternati va all’alleanza tra i popolari e i socia­listi che tanti danni ha creato negli ultimi quindici anni. Alla sua destra il Ppe sente la spinta di una forza identitaria che rappresenta un allea­to potenzialmente molto più natura­le per storia e valori».

Ogni forza identitaria sembra però pensare soprattutto a se stes­sa: l’internazionale sovranista si farà oppure no?
«Si farà. Nei fatti esiste già. Le solu­zioni proposte ai problemi di oggi dai governi sovranisti ne rappresen­tano già l’agenda comune».

La scelta del commissario euro­peo spetta alla Lega che ha vinto altrimenti si tradisce il voto degli italiani: giusto o sbagliato?
«Il mandato dei cittadini è stato molto chiaro. E posso assicurare che il nome che sarà individuato sa­rà il profilo migliore per portare in Europa gli interessi del Paese».

Se doveste tagliare per fare qua­drare i conti da dove partireste?
«Da ministro della Famiglia e del­la Disabilità e da vice segretario del­la Lega mi batterò per difendere in ogni contesto le famiglie e le perso­ne con fragilità. Stiamo lavorando al progetto dell’assegno unico per le famiglie, che porterà 2-300 euro mensili per ogni nato nelle tasche dei genitori e con le associazioni continuiamo a industriarci per dare nuove risposte ai bisogni delle per­sone fragili. Il grado di civiltà di un Paese si misura dalla capacità di prendersi cura dei propri cittadini, soprattutto quelli con più difficol­tà».

Ministro, in verità le avevo chie­sto dei possibili tagli…
«Ma quali tagli? L’Ue troppo spes­so ha messo i numeri e i vincoli di bilancio davanti alle persone, è giun­to il momento di ricalibrare le cose nella giusta prospettiva rimettendo le persone al centro dell’azione go­vernativa e dell’economia».

Gli Usa possono aumentare il debito e tagliare le tasse perché battono moneta. Noi con l’euro come facciamo?
«In questo sistema o si fanno vale­re gli interessi del Paese o si muore. Per questo c’è bisogno di un’Italia forte in Europa e noi abbiamo porta­to un cambiamento di paradigma: dal globalismo alle identità, dalle multinazionali alle piccole e medie imprese, dall’omologazione, che vuole l’uomo singolo e solo, alla fa­miglia, con i suoi valori. La flessibili­tà al posto dell’austerità. Non è solo questione di moneta, è una questio­ne culturale».

Dal 26 maggio Salvini è nella testa degli italiani l’uomo solo al comando. Ha detto che non vuole poltrone, ma cosa cambia dal punto di vista del fare?
«Il voto del 26 maggio ci ha dato ancora più forza, anche nei rapporti con il M5S, per rilanciare le nostre battaglie e portare avanti la stagione dei Sì: autonomia, grandi opere, ri­duzione del fisco per famiglie e im­prese».

Su cosa può cadere il governo: fiat tax, grandi opere, Europa?
«Da Veneto ho a cuore l’autono­mia ma la battaglia campale per aiu­tare il Paese è la riduzione delle tas­se, mi auguro che tutti concordino e facciano la loro parte».

L’autonomia continua a slitta­re: l’avremo mai, e quando?
«Il ministro Stefani ha lavorato be­nissimo e con Salvini e i governato­ri della Lega il gioco di squadra è stato eccellente. Il M5S non ha più alibi».

Il centrodestra è maggioranza, perché Salvini non ci porta al vo­to e passa all’incasso?
«Con il centrodestra governiamo benissimo in molti Comuni e Regio­ni. A livello nazionale l’attuale gover­no è nato dal risultato delle elezioni del 4 marzo scorso».

Quanto può crescere ancora la Lega?
«La Lega ha ancora grandi margi­ni di crescita, per il carisma e il co­raggio di Salvini, per la forza delle nostre idee. Me lo lasci dire: le no­stre azioni sono naturalmente espressione di un programma che ha ormai un respiro intemazionale. I fatti lo dimostrano: tutti i partiti identitari hanno avuto successi cla­morosi».

Che giudizio ha dell’iniziativa di Toti e del tentativo di rinnova­mento di Forza Italia, a cui Salvi­ni ha chiesto facce nuove?
«Non mi piace parlare degli altri partiti e non giudico le iniziative na­te in casa d’altri. Ma di certo gli elet­tori hanno espresso la richiesta di un rinnovamento».

Il Pd dice che se cade il governo si vota. Però nessuno vuole anda­re a casa, specie i grillini. Se cade il governo temete un Conte bis con appoggio esterno di Pd e ma­gari anche Forza Italia?
«Non mi faccia parlare di fantapo­litica. Noi pensiamo a lavorare. Fino a che ci saranno le condizioni per fare le cose noi garantiamo il massi­mo impegno e la massima lealtà, co­me abbiamo dimostrato».

Berlusconi ha detto che Forza Italia potrebbe fondersi con la Le­ga, o comunque sciogliersi in es­sa. È uno scenario plausibile?
«Il dialogo con molti esponenti di Forza Italia è ottimo e in tanti condi­vidono le nostre idee. Ma la Lega ha i suoi percorsi di selezione della clas­se dirigente, siamo una comunità di persone che condividono valori e ideali forti».

Rifarebbe il Congresso della Fa­miglia di Verona, tanto criticato?
«Preciso che non siamo stati noi a organizzarlo. Dico anche che su quell’appuntamento sono state det­te e scritte una miriade di falsità, che non hanno trovato riscontro nella realtà. Nonostante questo, anche da parte di certi alleati di governo non sono mai arrivate le scuse. E questo mi rammarica».

A proposito, quali le novità per la famiglia?
«Abbiamo potenziato tutti i fondi per la famiglia e per la disabilità, rafforzato e reso più flessibili i congedi, potenziato il fondo famiglia da 4 mi­lioni a circa 100 milioni di euro, strut­turali, investito 80 milioni in welfare aziendale. Stiamo lavorando al pro­getto dell’assegno unico per mam­me e papà, il più grande tentativo di riordino e potenziamento delle mi­sure per la natalità. Vedo con piace­re che il mio ministero, nato senza portafoglio, ha dettato l’agenda poli­tica del governo degli ultimi tempi, tanto che la famiglia è diventata l’ar­gomento principale della campagna elettorale. Siamo riusciti a convince­re anche M5S del valore della natali­tà e dell’importanza del rilancio de­mografico. E addirittura Di Maio og­gi sostiene che una famiglia è com­posta da una mamma e un papà».

Fascisti, bigotti, antigay, antide­mocratici, filorussi: più la Lega viene attaccata più cresce nei son­daggi: come mai?
«Nei confronti della Lega, del sot­toscritto e degli italiani, sono state inventate, dette e scritte panzane tal­mente clamorose e assurde che si smentivano da sole. Questo chiara­mente ha minato e mina la credibili­tà degli autori di tali articoli e servizi e dei media che si sono prestati a questo gioco».

Anche lei gira con il rosario, co­me Salvini?
«Io giro con rosario e corona ange­lica e sono felice che Salvini faccia altrettanto. È il segno di un credo for­te, che guida il nostro agire».

Come mai la Lega ha un rappor­to così tribolato con le gerarchie della Chiesa?
«Non è così. C’è la Chiesa e c’è l’apparato. Noi ci battiamo per la tu­tela delle radici cristiane dell’Euro­pa, per il mantenimento del Croce­fisso nei luoghi pubblici, per la dife­sa della vita, dei valori non negozia­bili e dei simboli che appartengono alla nostra storia. Penso che un cri­stiano in politica debba fare proprio questo: difendere i propri valori e portarli avanti, con coraggio e deter­minazione».

Fonte: “Libero Quotidiano”