La Francia non è più un Paese per cristiani. È la conclusione di una ricerca tutta francese e firmata Claude Dargent sociologo e specialista in religione e Olivier Galland sociologo esperto di nuove generazioni.

La nazione da sempre soprannominata «la figlia primogenita della Chiesa» oggi conta sempre meno cattolici praticanti e nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 29 anni è già parità con i musulmani. Rispetto al 2008, in soli 10 anni, la partecipazione alla messa è diminuita di tre punti percentuali. Nel 2018 i cattolici sarebbero il 32%, ma il 19% di questi non mette piede in chiesa neanche a Pasqua e a Natale. Nel 1981 i cattolici erano il 70% della popolazione. Il dato che emerge prepotente dalla nuova indagine, però, consiste non tanto in un abbandono della fede e delle radici cristiane o in un fenomeno di disincanto, quanto nella proporzione di persone che hanno abbracciato un nuovo credo che è triplicata in quarant’anni. Si è passati dal 3% al 10% della popolazione.

La più grande minoranza religiosa è quella islamica. I musulmani rappresentano il 13% della popolazione nelle grandi città, più del doppio della media nazionale. Per loro la religione investe ogni aspetto della vita, motivo per cui le danno un’importanza che non ha eguali in altre fedi. L’indagine conferma che i musulmani in Francia sono ortodossi e praticanti. Se buddisti, ebrei e protestanti costituiscono percentuali esigue della popolazione, i giovani musulmani in Francia ormai sono numerosi quanto i cattolici.

Un anno fa circa l’arcivescovo di Strasburgo criticava un po’ le gerarchie ecclesiastiche francesi ed europee per denunciare fuori dai denti la questione del cambiamento demografico e culturale cui la Francia va incontro da anni. Monsignor Luc Ravel sottolineava l’esistenza di un pericoloso dislivello demografico acuito dal tasso di natalità dei musulmani. Qualcosa che per il porporato sta portando alla «grande sostituzione». Espressione coniata da Renaud Camus e considerata dall’opinione pubblica una teoria cospirativa, con la quale lo scrittore sostiene il pericolo della colonizzazione della Francia (e dell’Europa) da parte di migranti islamici, che minaccia di modificare in maniera permanente il paese e la sua cultura. «La Grande Sostituzione è molto semplice. Ora c’è un popolo, e nello spazio di una generazione ce ne sarà un altro». E Camus definì le attuali politiche migratorie di massa in Europa il più grande cambiamento di popoli e dei loro valori dopo le invasioni barbariche del terzo secolo che portarono al collasso dell’Impero Romano d’Occidente. Affermazioni in virtù delle quali nel 2014 è stato condannato per incitamento all’odio razziale e gli è stata inflitta una multa di 4000 euro.

Per l’arcivescovo di Strasburgo «i musulmani sanno molto bene che il loro tasso di natalità è tale da esser capace, prestissimo, di sostituire la crescita zero degli occidentali». Le nascite extraeuropee in Francia rappresentano il 42% del totale e dovrebbero diventare la maggioranza entro il 2030.

Un’indagine del Pew Research Center prevede che anche se tutte le migrazioni in Europa dovessero cessare immediatamente e permanentemente, la popolazione musulmana dovrebbe ancora aumentare dal 4,9% al 7,4% entro il 2050. Questo perché i musulmani sono più giovani in media di 13 anni e hanno una fertilità più elevata (un bambino in più per donna) rispetto agli altri europei.

Sia la Francia sia il Regno Unito nel 2050 avranno una popolazione islamica che salirà al 17% anche se tutte le future migrazioni si fermassero. I musulmani europei sono concentrati in gruppi di giovani – la percentuale di musulmani di età inferiore ai 15 anni (27%) è quasi il doppio della quota di non musulmani. L’età media dei musulmani in Francia è appena 27 anni contro i 43 degli altri credenti. Tra la metà del 2010 e la metà del 2016, il numero di islamici in Europa è cresciuto considerevolmente solo grazie all’aumento naturale, vale a dire che le nascite stimate erano in numero superiore ai decessi tra i musulmani di oltre 2,9 milioni in quel periodo.

Anche il sindaco di Béziers, Robert Ménard, ha parlato di «grande sostituzione» più di un anno fa per rilevare l’elevatissimo numero di studenti musulmani nelle scuole della sua città e fuori. La presa di posizione gli è costata l’accusa di incitamento all’odio e una multa di 2000 euro.

Secondo un sondaggio del febbraio scorso realizzato da Jean-Jaurès Foundation e Conspiracy Watch, almeno un quarto dei francesi ritiene che le «élite» stiano usando politiche di migrazione di massa per sostituire l’identità del Paese. Punto di vista che in qualche modo emerge ed è confermato dalla mappa del voto delle europee. Un dato denunciato da un’inchiesta de Le Monde certifica come la Le Pen abbia avuto un notevole successo nelle periferie multiculturali francesi. Come a Sevran – centro fortemente islamizzato – o in zone più densamente abitate da islamici dell’Île-de-France. Dove la sinistra è implosa, il voto è andato ai lepenisti. «La questione razziale ha finito per sostituire la questione sociale», scrive Le Monde.

Fonte: “Il Giornale”