La croce intatta tra le macerie è il segno per salvare l’Europa

In cima alla guglia c’era una croce, quella croce. Precipitata nell ‘infer­no di Notre-Dame. Ma poi, ieri mattina, tutti abbiamo visto un’altra croce. Un’immagine molto più poten­te dello scheletro della cattedrale divo­rata dal fuoco. Sembrava esserci spa­zio solo per lacrime e sgomento. Fino a quando in tv e sui nostri smartpho­ne sono apparse le prime foto dall’in­terno della cattedrale. I.a struttura por­tante è quasi intatta. «L’Altare maggio­re e la grande Croce dorata si sono miracolosamente salvati». Miracolosa­mente, ha detto proprio così chi l’ha potuta ammirare per primo. Presto al­la croce che precipita nel vuoto si so­vrappone l’immagine di quella che re­siste, inamovibile in fondo alla navata principale

di Notre-Dame, oltre i ca­schi dei soccorritori fermi a contemplarla. In mezzo al caos, all ’odore di bruciato, al­le macerie fumanti e ai getti d’acqua degli idranti. Qualcu­no si accorge di un altro detta­glio, che conferisce alla scena un’atmosfera ancora più misti­ca. Due raggi di luce entrano obliqui a illuminare la scena.

Nessun regista o direttore del­la fotografia avrebbe potuto costmire un set più efficace. L’imponderabile assume di colpo significato agli occhi di chi vuole coglierlo. Eccolo, il segno della croce. «//? hoc ti­gno uinces», sotto questo se­gno vincerai, e Costantino eb­be l’illuminazione. Se adesso lo capiscono i francesi e gli eu­ropei tutti, avremo una speran­za. Un punto fermo da cui ri­partire, donazioni e ricostru­zione verranno dopo.

Con ogni probabilità questa immagine è destinata a diven­tare un’icona del 2019. Nella notte tra lunedì e martedì, pri­ma ancora che cominciasse la stima dei danni e si facesse la conta dei tesori persi e di quel­li salvati, nella testa di miliardi di spettatori era impressa la «fiòche» collassata tra le fiam­me. Lo dimostrano i milioni di post e di condivisioni, insieme alle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Come in un incubo binario che prevedeva solo due fasi: consunzione, di­struzione. Nessuna rinascita. La notte più nera di Parigi. Da ieri, invece, il racconto del dramma risplende sotto una luce nuova. Quella che lambi­sce l’abside di Notre-Dame nel sole del mattino. «Stat crux cium voluitur or- bis», la croce resta salda men­tre il mondo cambia. È la sto­ria del Cristianesimo racchiu­sa in cinque parole, del resto. Il motto dei certosini non può essere ridotto a uno status da social network, però la comu­nità cristiana, che vive di sim­boli, si aggrappa al Simbolo per eccellenza. Quella croce perseguitata, offesa, osteggia­ta, dileggiata, mercificata, no­nostante tutto rimane l’Alfa e l’Omega, il principio quando sembra arrivata l’Apocalisse. Se c’è stato un errore di valuta­zione nel commentare nell’im­mediatezza la catastrofe pari­gina, forse è stato quello di in­travedere in un incidente la fi­ne di una cultura o di un siste­ma di valori. Può crollare il tet­to sopra le nostre teste, ma non il pavimento in cui affon­dano le radici della cristianità. Non può che essere la condi­zione per qualsiasi ricostruzio­ne, come testimoniano i frati di Assisi mentre osservano la volta di Notre-Dame squarcia­ta come le vele della Basilica di San Francesco distrutte dal terremoto del 1997: «La catte­drale risorgerà coiti’è risorta la nostra Basilica».

Risorgere. Per fede e coman­damento. Sarà così, finché ci sarà una croce che resta in pie­di accanto ad un’altra che vie­ne abbattuta, dalle colpe dell’uomo o dalla violenza de­gli elementi. È stato così nei secoli, succederà di nuovo. Stiamo entrando nel cuore del­la Settimana Santa, i teologi ci spiegano che è questo il senso ultimo della Via Crucis, dalla parrocchia di periferia alla ma­gnifica cerimonia del Colos­seo. Dove la croce campeggia al di sopra della sofferenza umana, illuminata dal fuoco delle fiaccole.

«Tenete in alto la croce affin­ché io possa vederla anche at­traverso le fiamme», furono le ultime parole di Giovanna d’Arco, bruciata sul rogo nel 1431. E beatificata cinquecen­to anni più tardi proprio sotto il grande crocifisso dell’altare di Notre-Dame. Nel segno di questa croce.

Fonte: “Il Giornale”