Il Primato Nazionale incontra il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana
«Lavoro per i nostri figli, ma i media mi accusano persino di andare allo stadio»

Chiamatelo il «ministro ultras». Non solo perché Lorenzo Fontana ama ricordare di avere un passato (e un presente) da frequentatore della curva dell’Hellas Verona, ma anche perché, in un mondo politico quasi mai trasparente, il ministro della Famiglia ha il merito di parlare chiaro. E di dire cose che quasi mai piacciono ai media mainstream. Per gli acchiappafantasmi giornalistici in cerca di nebulose «neroverdi» o di immaginari «fascioleghismi», Fontana è l’incarnazione di un incubo. Eppure, nella nostra lunga conversazione, ha voluto parlare di politiche per la disabilità, di sostegno alle famiglie, di aiuti alla demografia. Uno sguardo rivolto al futuro e ai più deboli. Se questo è l’estremismo che fa tremare i polsi del sistema mediatico, è facile capire perché sempre più italiani finiscano per riscoprirsi «estremisti».

Ministro, può tracciare un bilancio della vostra attività di governo fino a ora?

«Inizio col dire che la sfida che ci siamo trovati ad affrontare era ed è epocale, anche se, forse, vista dal di fuori, è difficile comprenderne la portata. Mai prima d’ora c’era stato un ministero della disabilità. Abbiamo definito gli ambiti di competenza, per dare una cabina di regìa unica alla disabilità in Italia, abbiamo creato una struttura di missione, selezionando professionalità competenti, abbiamo tratto spunto dalle migliori esperienze – soprattutto sul tema del welfare aziendale -, abbiamo fatto valere le nostre ragioni con il Mef, in un’ottica propositiva, ottenendo lo stanziamento, a regime, di 300 milioni di euro per la famiglia (per gli anni 2019-2021 e, per 100 milioni di euro all’anno, per ogni annualità successiva) e il potenziamento di tutti i principali fondi per la disabilità. La mia segreteria particolare è – nei fatti – diventata il cali center ministeriale della disabilità in Italia. Nei limiti della enorme mole di richieste cerchiamo di dare risposte».

Ritiene che l’asse con il M5S, che su molte scelte valoriali appare distante da voi, reggerà?

«C’è un contratto basato sui contenuti che Lega e Cinque Stelle hanno elaborato insieme e che stiamo attuando. Questa è già di per sé una garanzia. Le opinioni personali esulano dal contratto».

Vi aspettavate tanta ostilità da parte del sistema dei media?

«È un tema complesso. I media che guardano a sinistra si sono accaniti contro di noi e altri, magari più d’area- centrodestra, non sempre hanno ben accolto la formazione di un governo con i Cinque Stelle. Andiamo avanti convintamente, continuando a pensare che i fatti valgano più delle opinioni».

L’hanno accusata di aver detto che «le famiglie gay non esistono» e di aver quindi chiuso gli occhi su una realtà sociale esistente da tempo. Può chiarire meglio il suo pensiero in proposito?

«Lo dico ancora una volta: non ho niente contro i gay. Dopo le parole che mi sono state attribuite molti di loro mi hanno manifestato solidarietà. Detto questo, penso che un bambino abbia bisogno di un papà e di una mamma e non di un “genitore 1” e di un “genitore 2”. Dico un’altra cosa: chi vuole strumentalizzare lo faccia, e ne risponda, ma noi fin dall’inizio abbiamo detto che ciò che ci stava – e che ci sta – a cuore è il rilancio demografico, perché da questo ne discende il futuro del Paese, anche sotto il profilo economico. Quindi le dispute sulle scelte personali non ci interessano, ci interessa predisporre politiche adeguate per la natalità e siamo impegnati in questo».

È possibile oggi attuare una battaglia demografica efficace? Cosa sta facendo il governo in proposito?

«Un primo passo è stato il potenziamento del Fondo Famiglia, portato da 4,4 a 300 milioni di euro per i prossimi tre anni (e a 100 milioni di euro all’anno per ogni annualità successiva al 2021), e il potenziamento del Fondo per le non autosufficienze (ricordiamo che il tema della disabilità è strettamente legato all’ambito familiare). Il vecchio “bonus bebé”, che preferiamo chiamare “incentivi alla natalità”, è stato potenziato e rimodulato: 444 milioni previsti, invece dei 400 stanziati dal precedente governo, e abbiamo maggiorato il sostegno economico del 20% per ogni figlio di ordine superiore al primo. Sugli asili nido saranno stanziati 960 milioni di euro per i prossimi tre anni. Nel nostro pacchetto di misure abbiamo inoltre previsto: 40 milioni di euro per il congedo di 4 giorni per i padri, l’istituzione del “Fondo di sostegno per le crisi familiari” – di 10 milioni di euro annui – il raddoppio (da 400 a 800 euro) delle detrazioni fiscali per i figli con disabilità. Nella proposta presentata, per le mamme sarà inoltre possibile scegliere se accedere a un periodo di tre mesi di maternità retribuita al 60% oppure di sei mesi di maternità retribuita al 30%. Abbiamo anche rilanciato l’iniziativa della Carta famiglia, che consente l’accesso a sconti sull’acquisto di beni o servizi oppure a riduzioni tariffarie.

«LEGA E CINQUE STELLE?
C’È UN CONTRATTO SCRITTO E LO STIAMO ATTUANDO.
LE OPINIONI PERSONALI ESULANO DAL NOSTRO PATTO»


Voglio sottolineare inoltre che, seppure in capo al ministero del Lavoro, abbiamo inteso presentare un emendamento per il rifinanziamento del cosiddetto voucher baby sitting, per 50milioni di euro. Lo stanziamento è rivolto sia alle lavoratrici autonome che alle lavoratrici dipendenti. Obiettivo è ora anche arrivare a un fisco amico delle famiglie, soprattutto delle famiglie numerose. Siamo di fronte a una sfida complessa e di enorme portata. Si tratta infatti di riprogettare interamente l’architettura delle politiche per la famiglia rispetto al passato. Quanto previsto fino ad oggi si è infatti rivelato chiaramente inefficace: i dati Istat dicono che tra il 2015 e il 2017 si è registrato un calo di 22mila nascite e dal 2008 al 2016 i figli di ordine superiore al primo sono calati del 16%. È chiaro che abbiamo dovuto ripensare e potenziare le misure esistenti».

È appena trascorso il centenario della vittoria italiana nella Grande guerra. Il governo non è Fontana insieme a moglie e figlia Nichi Vendola fraternizza con una «famiglia arcobaleno» durante il Gay pride di Roma (giugno 2018) Dicembre 2018 Il Primato Nazionale 23 sembrato pienamente consapevole dell’importanza dell’anniversario. Capiamo le urgenze della difficile fase politica, ma non crede che si sia persa un’occasione per manifestare un vero cambiamento, anche sul piano simbolico e identitario?

«Abbiamo ricordato, e ricorderemo, chiunque abbia perso la vita per difendere la propria terra. A queste persone va il nostro massimo rispetto e una profonda gratitudine».

Passando a un aspetto più personale, certi giornali l’hanno accusata, come se fosse una colpa, di aver frequentato la curva dell’Hellas. È vero che andava allo stadio? Che ricordo ha di quel mondo spesso criminalizzato dai media?

«Sì, esatto, qualcuno, a sinistra, è arrivato a “contestarmi” il fatto di essere veronese e di essere appassionato della squadra della mia città. E questo, lo dico con molta chiarezza, mi ha molto indignato, da veronese, ancor prima che da ministro. Ma credo che l’assurdità di certe “accuse” si smonti da sola e ne qualifichi gli autori.

«NON HO NULLA CONTRO I GAY,
MA CREDO CHE SIA PIÙ IMPORTANTE IMPEGNARSI PER RILANCIARE LA NATALITÀ E LA DEMOGRAFIA ITALIANA»


L’Hellas è una passione nata da ragazzo e ho tanti amici in curva, dove non manco di andare anche oggi. Ne sono orgoglioso: la passione, genuina, per la propria bandiera, anche calcistica, trovo che sia bella e positiva. Mi sembra folle pensare che qualcuno possa giudicare tutto ciò una “colpa”».

Qual è l’ultimo libro che ha letto e, in generale, quali sono state le letture che l’hanno formata?

«Adoro i libri di storia e la saggistica politica. Mi sono formato sui testi universitari, ho recentemente preso una seconda laurea in Storia della civiltà cristiana e sui classici della spiritualità cattolica.

«PER I GIORNALISTI ANCHE ANDARE IN CURVA È SBAGLIATO. MA IO QUANDO POSSO CI VADO ANCORA, LA TROVO UNA PASSIONE POSITIVA»

Recentemente mi ha appassionato un libro: L’opzione Benedetto di Rod Dreher, perché parla di radici e identità. E io penso che senza queste il futuro sarà impossibile da costruire».

Come vorrebbe essere ricordato, quando finirà il suo mandato?

«Non chiedo di essere ricordato, mi accontenterei di aver semplificato la vita a un po’ di persone, soprattutto a quelle più fragili».

Fonte:“ll Primato Nazionale”